La corsa più dura per salvare tante vite

Primario di riabilitazione geriatrica al Gemelli di Roma, Francesco Landi da tre settimane è in prima linea nella battaglia contro il coronavirus coordinando due reparti Covid-19 al Policlinico. Nella sua breve pausa da un turno all’altro ci ha concesso un paio di minuti per rispondere alle nostre domande relative alla salute e allo sport.
Da parte di tutti un sentito ringraziamento a tutti coloro che in queste ore non si tirano indietro per fronteggiare l’emergenza, a partire dal personale medico, infermieri, la protezione civile e tutti coloro che operano per vincere la “grande battaglia”.

Dott. Landi, medico e appassionato di running e membro del cda di Sport e Salute, secondo lei quando potrà ripartire l’attività agonistica?

Dobbiamo cercare assolutamente di ripartire, ma senza farci prendere la mano e abbassare la guardia. In questo momento ci troviamo nella posizione di dover rinunciare a qualcosa per poi riguadagnarlo prossimamente, speriamo a settembre. E’ fondamentale agire così al fine di evitare un contagio di ritorno. In quel caso la situazione diverrebbe drammatica non solo per lo sport ma per il Paese.
I numeri attuali sono ancora pesanti e il lockdown non sembra destinato a cessare a breve. Abbiamo davanti una nuova malattia che nessuno conosceva e che ha sconvolto tutti modificando quanto facevamo.

Cosa è effettivamente questo Covid-19? Abbiamo visto che anche persone giovani, con una sana costituzione, sono a rischio e non solo i giovani. Siamo tutti a rischio?

Come detto, è una nuova malattia. Indubbiamente non è una semplice influenza. C’è chi non ha sintomi o ne ha pochi, ma sfortunatamente c’è anche chi accusa sintomi di polmonite importante. Non parlo solo di anziani; si ammalano anche i giovani, quindi pure gli sportivi sono a rischio.
Non a caso ci sono discipline di contatto come il rugby che hanno già chiuso la stagione. Anche il running, soprattutto se facciamo riferimento alle gare molto partecipate, è stato completamente sospeso. Inevitabile è stato il rinvio di Olimpiadi e Europei di calcio ma come il Paese, pure lo sport deve ripartire. Speriamo e ipotizziamo, se il trend si mantiene questo, di riprogrammare alcune attività d’allenamento individuale a partire dalle prossime settimane, quando si attuerà, se tutto andrà bene, la fase 2″.

Quando è prevista, secondo gli esperti sanitari, l’avvio di questa fase?

Se la curva di contagi inizia a scendere, la prospettiva è di provare a ripartire dopo Pasqua, rispettando ancora isolamento e distanze minime, e magari con uno screening per gli sportivi. Per tornare ad allenarsi bisogna essere sani, asintomatici e negativi al Covid-19. Alcune discipline sono più avvantaggiate perché prevedono un contatto minimo. Mi riferisco per esempio al nuoto, al tennis, all’atletica.

E per gli sport di squadra?

Per gli sport di squadra la situazione è più complicata. Resta una grande incognita. Per rivedere gli stadi pieni ci vorrà tempo.

Dott. Landi, un messaggio che vuole lanciare come medico?

Quella che ci troviamo davanti è una grande guerra e come tutte le guerre hanno una fine. La fine che auspichiamo è la vittoria sul virus. Trattandosi di una guerra, tuttavia, con dispiacere ci sono sempre tanti feriti e anche coloro che hanno sconfitto la malattia, subendola in forme gravi, dovrà essere ancora seguito e controllato. Ci sono anche tante persone che sono venute a mancare, giovani – fortunatamente pochi – adulti e anziani. Ecco, quando parliamo di anziani, non dobbiamo pensare a qualcosa di meno grave. Io sottolineo sempre che gli anziani che abbiamo visto morire, sono gli anziani che hanno fatto grande il nostro Paese, le persone nate nel 1930 e che nel dopoguerra sono stati i motori della ripresa produttiva di questo Paese. Abbiamo perso una classe di persone che ci hanno reso grandi, delle quali essere orgogliosi. Sconfiggeremo il virus ma abbiamo pagato un prezzo altissimo!

E come sportivo?

Come sportivo non posso che affermare il mio desiderio di tornare a correre e di tornare a percorrere quelle strade che siamo abituati a fare ogni giorno per allenarci. Percorrere quelle lunghe distanze utili per alleggerire la mente ma anche per un allenamento più intenso. Oggi tutto questo non è possibile. Dal mio canto, l’intensa attività di questi momenti e la responsabilità in reparto non mi permettono di fare molto ma devo dire che ho riscoperto il piacere di quella corsetta sotto casa, avanti e indietro in 200 metri, ripetuta varie volte e soprattutto cosa significa una corsa rigenerante: quando inizio sono sfiancato e quando finisco sto molto meglio.
Ora l’obiettivo è sconfiggere il virus e tornare alla vita nomale.

 

Simona R.