In questo periodo tragico e complicato sappiamo tutti che bisogna restare in casa. Cosi per correre ora facciamo galoppare la fantasia ed in questo spirito i nostri runners si sono idealmente cimentati nella bellissima scalata della Marcellina 6,6 Km spacca gambe: Questi i tre migliori scritti:


La vita non è un belvedere panoramico ma un cammino, e questo cammino presenta spesso dei punti in salita. Davanti all’improvviso inerpicarsi del sentiero si possono fare due cose, come nelle gite. Si può dire: non ce la faccio più e tornare indietro; oppure ci si riposa un po’ e si va avanti. (Susanna Tamaro)

Stamattina questa salita ha un sapore particolare. Direi diverso. E’ la stessa di sempre ma l’umore con cui l’affronto non è il solito spavaldo. La salita non è il solo avversario che oggi devo affrontare. Ho un macigno sulle spalle che sostengo e che mi appesantisce da tutta la settimana. Sono le preoccupazioni, i sonni mancati, le gambe lente e dolenti, i pensieri, i progetti mancati e i tentativi per porre rimedio. L’anziana mi guarda. Stavolta lo sguardo severo mi sembra quasi dolce. Come quello di mia nonna quando cercavo conforto.

Ma ho scelto di esserci perché alla vita ho dato sempre lo stesso segnale, soprattutto in momenti difficili: IO CI SONO E NON MOLLO DI UN CM. Sono sempre stato l’uomo dell’ultimo tiro, quello dell’ultima parola, delle decisioni difficili. Non mi sono mai tirato indietro e non lo farò neppure stavolta.Non sarei l’omo-nero.

Accanto ho i miei amici. Quelli di tutti i giorni. Quelli a cui non devo spiegare nulla perché sanno di me dai gesti e non hanno bisogno di parole. Amicizia nata nella fatica che questo maledetto bellissimo sport riesce a creare.

Ci spizziamo, guardiamo i nostri orologi. Le nostre dita sullo start. Gli occhi dicono tutto, neppure le parole potrebbero essere più espressive. Non c’è bisogno più di nulla. Ognuno di noi sa che partiremo insieme ma sarà un percorso intimo che ognuno farà con le proprie paure, con i propri demoni fino ad aspettarci alla fine per abbracciarci……AVANTI,INDIETRO,VIA….partiamo verso questo viaggio, cerchiamo il giusto ritmo, ognuno il suo, non si parla, si ascolta solo il respiro. La salita non perdona mai e oggi non fa eccezione è già dall’inizio capiamo che non sarà semplice.

100 200 500 m curva a destra ed eccoci al primo km. Ne mancano 5.E già la prima tacca è stata messa di una vittoria che nonostante tutto sarà nostra.

Siamo al 1000 di questa salita. Adesso il riscaldamento è finito si comincia a fare sul serio … il primo km lo abbiamo gestito.

Comincio a pensare: sono entrato in questo gruppo non conoscendo nessuno. Con questi 5 ragazzi qui è stato subito feeling. Al primo impatto mi sembravano tutti uniti e intorno a loro una corazza dove non mi sembrava facile entrare. Ed invece eccoci qui .. oggi mi hanno portato qui con loro, forse era meglio non conoscerli (scherzo posso dire che sono i miei migliori amici).
Tra uno sfottò e un altro ci ritroviamo a faticare. Chi legna e chi promette legnate. Oggi ci siamo dichiarati sfida, ma so che faremo del tutto per arrivare insieme.
1200 curva a destra e piccolo strappetto. Sono qui con me, provo ad accelerare un po’ ma devo stare calmo. Loro la conoscono meglio. Per me è la prima volta che salgo la rinomata VECCHIA. Mi chiamano il PRINCIPE DEL TUSCOLO ma questa è casa loro. Quasi mi conviene farla gestire a Gianluca, mettermi dietro e resistere. Ma non è la mia natura. Provo a metterli sotto pressione.
1500 cavolo il cuore già è al limite e le gambe si fanno sentire. Non posso farmi staccare. Eccoci siamo insieme e da dietro ancora non arriva nessuno. Riprendiamo chi è partito prima di noi. E nei momenti di sorpasso facciamo pure i belli fingendo di faticare poco … che sciocchi.
Guardo in viso i miei amici per capire come stanno.
1800 due tornanti strappa cuore. Lollo me l’ha spiegata. Dice che il tratto più duro è 4000-5000, figurati cosa sarà. Eppure siamo insieme. Ecco che Alessandro allunga. Beh ci sta. Non posso mollare ora. Mi viene voglia di camminare. Su in cima c’è Giancarlo con il mio furgone. Devo far bella figura. Gli ho parlato di noi 6 e di questa sfida. Devo tenere. L’arrivo sarà entusiasmante. Immagino le pacche sulla spalla di ognuno di noi. Cavolo Emilià prima ci devi arrivare, quindi forza.
2000 fatti e ne mancano 4600 circa. Mi giro a destra e a sinistra ed è bello vederci vicini, sofferenti, concentrati…due parole ma sembrano che non ascoltino.

… “devi solo trovare quelli per cui vale la pena soffrire” diceva Bob Marley … per questi amici e per questo sport vale la pena di soffrire e sono sicuro che sarà una bella esperienza.

E il lap segna il Km 2. Il passo non era quello che mi ero immaginato alla partenza, ma è comunque buono; non sono solo, e già questa è un ottima notizia, e dalla nostra gioca il piccolo vantaggio che questo km non presenta particolari insidie, In questo Km si recuperano energie, si ragiona su quale strategia adottare per arrivare in cima bene, che faccio? Proseguo da solo? Poi penso, oggi no, oggi voglio sudare con loro, soffrire con loro, condividere con loro fatiche, imprecazioni, sfottò, per quelle che riusciamo a dire, la fatica si sente, le gambe vanno su bene, rispettiamole. Al Km 2,500 passiamo con un incoraggiante 2’34” sull’ultimo 500. La tattica sta funzionando, Alessandro ci sta a 10 metri, d’altronde è il più forte del gruppo, mi metto davanti, un po’ per presunzione, un po’ perché voglio arrivare in cima con loro, si la nostra prima salita insieme, con me ho Emiliano, il più esperto sulle salite subito dietro Lorenzo, che accenna un “Vaffa” Raffaele la solita sanguisuga, e Andrea non parla, non accenna un espressione, ma ormai ci siamo e manteniamo rigorosamente la destra, c’è la curva a sinistra un leggero falso piano che ci fanno recuperare ritmo. Il terzo km è vicino, cavolo siamo quasi a metà dell’opera, raggiungiamo due ragazze del gruppo che ci è partito davanti, riceviamo da loro incitamento, benzina per il nostro motore, noi ricambiamo con un “dai dai non mollate” e passo dopo passo ci rendiamo conto che questa volta non sarà come le ultime, stiamo salendo insieme, stiamo salendo bene… stiamo salendo….. e all’improvviso all’unisono le nostre dita battono il Lap e siamo al terzo.

Siamo arrivati al terzo chilometro, stiamo salendo insieme, qualcuno più affannato, qualcuno procede sicuro, oggi probabilmente è la sua giornata, lo vedo dal passo, dalla spavalderia con cui non guarda in faccia nessuno per capire come sta.

Guardo il mio timer e penso sempre che dal 3.5 al 4.5 bisogna solo stringere i denti, cerco di risparmiarmi ma questi cagnacci sembra non sentano fatica…ve li farei vedere, dai saliamo tutti insieme, dai non mollare, non mollare proprio ora! Vorrei urlare (fatico meno in corsia come Dottorino), non ci riesco, il respiro si fa affannoso, arrivo al quarto chilometro. Dai adesso manca poco, il brutto sta per passare.

Dopo una breve illusione la strada torna a salire nuovamente, forse ho tirato troppo, non posso staccarmi ma vedo ormai qualcuno dei miei amici galoppare. Testa bassa, respiro regolare, ok, io ci sono.

Accenno un sorriso ad Alfonso che come sempre ci aspetta sul percorso per le foto, stavolta è stata dura, foto bucata as usual, ma troppa fatica. Passo il 4.5 Km, è il momento in cui devo fare quel di “più”, quei metri in cui la fatica si fa sempre più dura, quella sensazione di Muro ecco potremmo ribattezzare quei metri con il celebre album dei Pink Floyd “The Wall” ma rallentando e sentendo religiosamente il rumore dei nostri passi, vado per il quinto chilometro, manca poco ma sento che a breve non ne avrò più. Cerco di risparmiarmi un po’, un kilometro e mezzo è ancora una vita, ma non posso mollare, il tempo è buono, lo dice il timex e poi lo dico io, che ho ancora la lucidità di leggerlo. Arrivato al 5 chilometro e mezzo penso che manca un chilometro, che la fatica è tanta, che comunque sto facendo un buon allenamento, comunque…i miei pensieri sembrano meno pesanti, quasi una spinta a faticare di più e togliermeli dalla testa.

Sento che arriverò fino su, che ce la faremo anche stavolta. La sopravvivenza può essere riassunta in tre parole: non mollare mai. Questo è il vero cuore di ogni cosa (Bear Grylls).

Il km 6 è li ad una manciata di metri, il traguardo è vicino ,c’è chi lo chiama chi lo invoca chi lo sogna e in un batter d’occhio il “LAP” 6 è battuto ma stavolta non mi interessa il tempo, l’importante è arrivare, l’importante è arrivarci insieme… a loro… i miei AMICI.

Ormai la strada spiana, la fine del viaggio è li…a portata di vista. Le gambe sono più leggere e il cuore sembra rallentare. Stiamo arrivando insieme…ecco siamo sulla linea di arrivo….e su quella linea ci vogliamo fermare Alessandro…per dirti che non solo in questa corsa virtuale ma nella vita di tutti i giorni noi ti saremo accanto e per capire insieme che “La propria destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”(Henry Miller”)
LORENZO – GIANLUCA – EMILIANO – RAFFAELE – ALESSANDRO – ANDREA
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C’e un’insolita aria questa mattina.
Non è la solita arietta fresca che si respira ogni volta a Marcellina. Oggi questo posto ha qualcosa di insolito. La stessa signora Marcellina, disegnata sulla roccia, sembra essere diversa e ci ammonisce di stare soli, in silenzio, rispettosi e nello stesso tempo incoraggia a non mollare. C’è confusione nei suoi pensieri, così come nei nostri.
Davanti a me per la seconda volta c’è lei: la salita. Quella “cosa” che mi spaventa, che mi fa sentire il fiato in gola, accelerare i battiti cardiaci e maledire il giorno che ho deciso di affrontala. Ma la salita è anche quella “cosa” che, una volta affrontata e superata, ti insegna che con la grinta, un po’ di tenacia e sacrificio qualcosa viene fuori. La salita è maestra di vita. La odi e la ami.
Inizio.
Max non c’è ma la sua voce mi rimbalza in mente: parti prima degli altri così arriviamo tutti insieme. È un signore: non dice mai “sei una mezza pippa è meglio che parti prima se no restiamo qui fino a domani”! Ci piace per questo!
Parto.
Con me l’angoscia di questi giorni che fortunatamente la leggera brezza che accarezza la faccia, passo dopo passo, centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro, porta via. Salgo per 6 Km e mezzo. Il ritmo è sempre lo stesso: è lento. C’è poco da fare vado piano e arranco.
Ale che passa e mi incita a non mollare, la piccola Giulia, Max, Angela, Costantino, Gianluca Basciano… l’elenco è lungo e ognuno di loro ha una parola di incoraggiamento. È la mia squadra! Che squadra mi sono scelta. Da lontano tutti mi dicevano che era tutta gente strana, un po’ sulle sue. Cazzate! È gente normale, stimolante, amici… e se è vero che qualcuno è migliore, è vero che quel qualcuno si mette sempre al tuo fianco per aiutarti. È lo spirito di squadra che quel signore che tutti amano (e tutti temono) di nome Max ha fortemente voluto. Come dargli torto. In fondo questa cosa è una figata.
Procedo.
Le mie gambe avanzano con il passo di ippopotamo con sopra il figlioccio. Pesante, lento. Ho il fiato in gola! Sembra stia scalando l’Everest e invece è la salita di Marcellina.
Qualcuno inizia a scendere. Incrocio il loro sguardo. Sorridono. Io non ho ben chiaro se sono viva o morta! Maledizione ragazzi! È la mia seconda volta a Marcellina! Ma sapete che vi dico: io non gioco più! Vado a Ponte Milvio la prossima volta!
Mancano 500 metri all’arrivo! Eccomi! Arranco ma fino alla fine non mollo! Ok ok! È vero: ho camminato un’ po’ ma dovevo recuperare. Ora sono qui e ce l’ho fatta. I ragazzi che sono ancora in cima mi danno il cinque e mi dicono brava. Carini che sono.
Brava un corno, sono sfiancata!
Recupero.
Prendo il giacchino che Bea mi ha insegnato a legare in vita e me lo metto.
Riprendo la discesa. Rossa in viso, sudata, felice e orgogliosa di aver fatto ancora una volta l’impresa.
Ora non ci penso. Mi voglio godere le gambe che scendono, il vento in faccia, il sole che ormai ha riempito il cielo, il suono della natura e il via vai di bici che iniziano a salire.
Fuori c’è un’epidemia e io ho allenato la mia mente a tirare fuori le palle e vincere questa battaglia!
SIMONA ROCCHI
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“Mauroooo! Andavi molto più forte in salita che in discesa”
E’ Giovanni a gridare, mentre ci supera in discesa insieme al suo gruppo, sempre con il suo sorriso sincero, il suo scherno simpatico e vivace non è una presa in giro, è molto di più, è l’attenzione di un tuo compagno di squadra per te, e fa piacere, non sapete quanto fa piacere, perchè Marcellina si fa insieme, ognuno ha il suo ritmo, il suo passo, ma siamo un unico insieme anche per chi è alla sua prima volta . La discesa è impegnativa, faccio fatica, devo rispettare le ginocchia che non vorrebbero essere li, ma gli chiedo ancora uno sforzo perchè ci siamo quasi. In discesa si sentono le voci, i dialoghi, le battute dei tuoi compagni… in salita no! In salita si è super concentrati e centrati su se stessi, al massimo si solleva il pollice quando si incrocia un compagno. Mentre scendo ripercorrendo la stessa strada di qualche minuto prima, ripenso all’impresa fatta, rivivendo i vari momenti, qui ho accelerato un pochino, qui per poco non inciampavo in un sasso, qui volevo quasi mollare, Invece no! non mi sono mai fermato, mi faccio i complimenti da solo mentre sto per arrivare al ritrovo, dalla discesa li vedo, parecchi dei miei compagni sono arrivati e si stanno già togliendo le maglie sudatissime. Calpesto la riga immaginaria dell’arrivo schiaffeggiando il mio timex ma non guardo il tempo, lo faro’ dopo, con calma. Ce l’ho fatta!
MAURO DELLERBA