Quando Gianni Poli, organizzatore della Cortina-Dobbiaco 30K, pochi giorni prima della gara mi ha comunicato che sarei partito con il numero 19 gli ero già super riconoscente. Quando poi mi ha specificato che mi riservava quel pettorale perché per lui rappresentava la gara più importante della sua carriera, quella Maratona di Fukuoka nella quale con il quarto posto ed il Record Italiano era riuscito a diventare un atleta professionista, non potevo credere alle sue parole.
In questi miei quarantadue anni di corse mi sono allenato con tantissimi campioni che ho seguito sia come tifoso che come avversario in gara, ma Poli ha sempre rappresentato quell’ideale magico del grande campione, sempre elegante e vincente. Quando nel 1986 Poli vinse la Maratona di New York ero appena un adolescente che sognava di ripetere proprio quelle gesta e quindi potete capire come ero felice ed allo stesso tempo incredulo di aver potuto beneficiare di questo gesto.

Sensazione resa ancora più magica quando un flash mi ha riportato alla mente che anche Dorando Pietri vinse e perse la Maratona Olimpica di Londra 1948 proprio con quel numero sul petto. Diciamo che con lo stesso pettorale, seppur magico, i risultati cambiano e come…

Correre la Cortina-Dobbiaco con quel numero ha reso ancora più speciale una gara bellissima nella quale abbiamo coinvolto tantissimi amici per una trasferta tra le più ricercate del nostro panorama podistico.
Personalmente tornare a correre dopo 1anno e 7 mesi dall’ultima gara ha reso ancor più speciale un percorso incantevole incastonato tra montagne mozzafiato.

Il prossimo anno non mancheremo e presto lanceremo l’adesione all’edizione 2022 prevista per il 5 giugno perché su questo percorso la corsa si fa arte e, come diceva Steve Jobs, “Non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi”.

Coach Max

Foto dell’arrivo di Max by Libero Spada